Evento terminato
Esistono casi in cui l’usabilità ha a che fare con le parole, con ciò che mi piace definire l’usabilità delle parole.
Ci sono parole che pur appartenendo (ovviamente) alla sfera del linguaggio hanno precise conseguenze nella sfera dell’azione, come ad esempio le parole sui comandi delle interfacce. Credo si possa parlare della loro usabilità proprio perché esse si usano; si usano all’interno di un preciso contesto (quello di un’interfaccia) e con un preciso scopo e possono essere più o meno facili da usare.
Parole (o gruppi di parole) come Entra, Invia, Prosegui, Torna indietro, Guarda di nuovo, si fondono con l’azione che indicano, sono l’azione che indicano e allo stesso tempo sono parte dell’oggetto che permette l’azione (in genere un pulsante o un link), sono come gli interruttori della luce sui muri, come le manopole dei fornelli del gas, come le maniglie delle porte e ci permettono di agire e muoverci all’interno di ambienti virtuali. L’importanza della loro usabilità è lampante.
Anche nella vita reale e quotidiana le nostre azioni sono spesso guidate o interdette da indicazioni, comandi che si esprimono attraverso della parole. Ad esempio i divieti, come il vietato entrare o il vietato fumare. Si tratta in genere di messaggi che elaboriamo con immediatezza, dati che il nostro cervello digerisce quasi senza scomodarci, producendo come risposte delle azioni.
Queste sono le informazioni che in un ambiente reale (come una città) o virtuale (come un sito), dovremmo trovare velocemente e capire facilmente. Ma non sempre è così, anzi, alle volte sembra che ci sia chi ci si mette d’impegno per rendere difficili le cose semplici.
Nel workshop , partendo da esempi di “non” usabilità delle parole nel quotidiano, proporrò delle riflessioni su come le persone interagiscono con le indicazioni testuali e cercherò di tracciare delle linee guida utili per costruire messaggi efficaci, in grado di condurre al meglio tale interazione.




















