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«Il carbonio sta diventando la nuova moneta dell’economia globale». Le aziende che trasformano la carbon footprint da seccatura a vantaggio competitivo

Partner: Bluegreen

Bluegreen trasforma i dati sulle emissioni in piani di decarbonizzazione per grandi imprese ed enti pubblici. Dopo la vittoria alla Startup Pitch Battle di Le Village by CA Triveneto, ora la startup punta a chiudere un round da 2 milioni di euro e a crescere oltre il carbon management. Il CEO Romanelli : «Non serve solo un altro report: alle imprese serve un sistema capace di ridurre costi e complessità della misurazione, aumentare l’affidabilità dei dati e trasformare la decarbonizzazione in azioni efficaci»
C'è una parte della transizione ecologica che difficilmente finisce nei titoli. Non riguarda i grandi annunci, i pannelli solari o i piani industriali da presentare agli stakeholder. Molto più spesso, comincia da un file Excel con dati di acquisto, consumi energetici, codici prodotto, unità di misura, fornitori, trasporti, stabilimenti, database e fattori di emissione. È dentro questa complessità che la transizione ecologica diventa un problema operativo e molte aziende si bloccano, perché prima di ridurre le emissioni bisogna misurarle, e per misurarle con precisione, bisogna capire dove si generano, come si distribuiscono e che cosa raccontano dell’organizzazione.
Bluegreen è una startup innovativa nata per aiutare grandi imprese ed enti pubblici nel percorso verso il Net Zero. La piattaforma consente di misurare le emissioni di gas a effetto serra, automatizzare la raccolta dei dati, costruire piani pluriennali di decarbonizzazione e generare documenti tecnici utili per la rendicontazione, dalla CSRD alla certificazione ISO 14064-1.
“Nella gestione delle emissioni le aziende perdono ore preziose in attività complesse, frammentate e spesso ancora manuali – spiega Leonardo Romanelli, CEO e cofounder di Bluegreen -. Noi siamo nati per risolvere questo problema, perché il carbonio sta diventando una variabile sempre più centrale nell’economia globale, e merita strumenti all’altezza”.
Il problema dei dati che non parlano la stessa lingua
La pressione regolatoria sta aumentando. Le grandi imprese europee devono rendicontare le proprie emissioni e dimostrare progressi credibili nei percorsi di decarbonizzazione. L’effetto, però, non si ferma ai soggetti direttamente obbligati: percorre le filiere e raggiunge fornitori, partner industriali, imprese manifatturiere e aziende di servizi.
Il problema è che misurare le emissioni non significa semplicemente inserire qualche numero in una piattaforma. Le aziende devono raccogliere enormi quantità di dati grezzi: acquisti, consumi, materiali, trasporti, attività operative, prodotti e servizi. Poi devono trasformare quei dati in emissioni, collegandoli a fattori attendibili e coerenti con le metodologie internazionali.
È qui che la complessità aumenta e nascono i problemi perché ogni azienda registra le informazioni in modo diverso, cambiano i codici, le descrizioni, le unità di misura, i sistemi gestionali. È come se i dati parlassero grammatiche diverse. La difficoltà, quindi, non è solo raccoglierli, ma renderli leggibili, confrontabili e utilizzabili.
“Per molte grandi imprese la misurazione delle emissioni nasce da esigenze di compliance, ma diventa rapidamente un tema strategico e di competitività, non solo per loro ma per tutta la filiera – spiega Romanelli. Se un cliente ti chiede dati ambientali affidabili e tu non sei in grado di fornirli, il rischio non è solo regolatorio, ma è commerciale. Puoi perdere una commessa o uscire da una filiera”.
In assenza di strumenti adeguati, molte imprese si affidano alla consulenza tradizionale. Un approccio utile, soprattutto nelle fasi iniziali, ma spesso poco scalabile. Altre cercano software di sostenibilità, ma molti strumenti aiutano soprattutto nella rendicontazione e non risolvono il problema più complesso ossia raccogliere, normalizzare e quantificare i dati grezzi.
“La domanda di carbon management software è altissima, ma l’adozione rimane bassa perché molte aziende non trovano lo strumento giusto – osserva Romanelli -, per questo abbiamo creato Bluegreen”.
Misurare, ridurre, comunicare: il metodo Bluegreen
La piattaforma di Bluegreen si sviluppa attorno a tre funzioni: misura, riduci e comunica.
La prima è la misurazione delle emissioni, fino allo Scope 3, cioè la parte più complessa e spesso più rilevante del bilancio emissivo, perché comprende le emissioni indirette lungo la catena del valore. Bluegreen lavora sui dati grezzi dell’organizzazione e punta ad automatizzare il passaggio più faticoso, ossia riconoscere prodotti, processi, materie prime e attività, per collegarli ai corretti metodi di calcolo. Alla base ci sono un neural search engine proprietario e algoritmi sviluppati per riconoscere centinaia di migliaia di voci e applicare centinaia di metodologie di misurazione diverse.
La seconda funzione è la riduzione. Per Bluegreen, infatti, il valore non sta soltanto nel sapere quante emissioni produce un’organizzazione, ma nel capire come ridurle e con quali impatti nel tempo. La piattaforma consente alle imprese, anche quando operano in contesti complessi, di trasformare gli obiettivi di riduzione in percorsi quantificati, tangibili e attuabili, costruendo scenari previsionali, simulando l’effetto di diverse azioni e definendo una strategia pluriennale per capire concretamente come raggiungere il Net Zero.
La terza funzione è la comunicazione tecnica e regolatoria. Bluegreen genera automaticamente documenti utili per la rendicontazione non finanziaria, per la certificazione del bilancio delle emissioni e per la produzione di report di sostenibilità. Non si sostituisce alla comunicazione aziendale, ma produce la base tecnica su cui quella comunicazione può poggiare.
A questo si aggiunge un modello definito dalla startup come carbon reduction as-a-service: ai clienti viene affiancato un carbon expert, che supporta la raccolta dei dati, lo sviluppo delle strategie di riduzione e la redazione dei documenti di rendicontazione. 
Dentro Le Village, dove Bluegreen ha trovato mercato e relazioni
Bluegreen è stata fondata nel 2024 da Leonardo Romanelli, CEO e cofounder, insieme ad Alessandro Marson, PhD e Chief Carbon Officer, e Lorenzo Savadori, CTO, con l’obiettivo di realizzare la prima versione della piattaforma e avviare i primi progetti pilota. Oggi il team conta 15 persone, soprattutto scienziati ambientali, esperti di carbon accounting e ingegneri software. Tra i soci chiave c’è Spinlife Srl, spin-off dell’Università di Padova specializzato in consulenza ambientale e Life Cycle Assessment, la disciplina che studia l’impatto ambientale di prodotti e processi lungo l’intero ciclo di vita.
Bluegreen è inoltre monitorata da un Comitato Tecnico Scientifico diretto da docenti del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova. Il suo ruolo è garantire il massimo rigore metodologico e scientifico alle soluzioni portate sul mercato e, allo stesso tempo, consolidare competenze d’eccellenza nel campo della decarbonizzazione. Nel 2025 è arrivato l’ingresso sul mercato e, nel primo anno, la startup ha superato il mezzo milione di euro in licenze, acquisendo oltre 20 clienti. Il progetto è anche co-finanziato dal Programma PR FESR 2021-2027, con un contributo pubblico di oltre 110 mila euro.
In questo percorso ha avuto un ruolo anche Le Village by CA Triveneto, l’ecosistema di open innovation promosso da Crédit Agricole che supporta la crescita delle startup attraverso mentorship, networking, business matching, accesso a corporate, investitori e opportunità di internazionalizzazione. Bluegreen è entrata nel Village circa un anno e mezzo fa. “Ci interessava entrare in un ecosistema che mettesse insieme startup e imprese – commenta Romanelli -. Il grande valore del Village è agire da ponte tra aziende che cercano innovazione e startup in grado di portarla”.
La vittoria alla Startup Pitch Battle di maggio 2026 ha rafforzato questo posizionamento, offrendo alla startup una nuova occasione di visibilità davanti a esperti, investitori e corporate. “Salire sul palco e in pochi minuti far capire a tutti qual è il valore differenziante della propria startup è un esercizio molto complesso ma utilissimo – spiega Romanelli -. È quasi uno show, ma se funziona ti permette di scendere dal palco e trovare investitori interessati a saperne di più”.
Le Village continua oggi ad accompagnare Bluegreen attraverso occasioni di business matching, programmi verticali con altre startup e opportunità di contatto con investitori.
Dopo il carbonio, acqua, energia e materie prime
I prossimi mesi saranno decisivi. Bluegreen punta a chiudere un round da 2 milioni di euro entro fine anno e a raggiungere il milione di euro di fatturato. Ma la visione della società guarda oltre il solo carbon management.
“Per noi il carbonio è solo l’inizio – spiega Romanelli -. Il nostro obiettivo è creare un operating system delle risorse critiche: carbonio, acqua, energia, materie prime”.
L’idea è fornire alle imprese uno strumento per valutare investimenti e decisioni industriali tenendo conto dell’evoluzione futura delle risorse: costo delle emissioni, accessibilità all’acqua, prezzo dell’energia, disponibilità delle materie prime. In altre parole, trasformare la sostenibilità da obbligo di rendicontazione a variabile strategica del business.
Nel 2026 Bluegreen prevede anche di integrare nella piattaforma un agente AI dedicato al carbon management, pensato per supportare le aziende nelle attività operative e consulenziali, rendendole sempre più autonome.