Point-out a SMAU: la soluzione per portare i brand nelle risposte dell’AI
Partner: Point-outLa startup aiuta le aziende a misurare e far crescere la propria visibilità sui sistemi di AI generativa — ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity — partendo da come vengono citate, diagnosticando i divari rispetto ai competitor ed eseguendo le azioni sui media che le rendono citabili.
Point-out, startup investita da CDP Venture Capital e da un gruppo di business angel, partecipa a SMAU Milano, il 3 e 4 novembre 2026, con uno spazio dedicato. L'azienda sviluppa una piattaforma agentica per la Generative Engine Optimization (GEO): consente ad aziende e brand di monitorare come vengono citati e descritti dai grandi modelli linguistici e di individuare le leve per aumentare questa visibilità nel tempo, mettendo al centro le fonti che gli assistenti AI leggono davvero per costruire le loro risposte.
Il contesto è il profondo cambio di paradigma nella ricerca delle informazioni online. Secondo Gartner, il volume delle ricerche sui motori tradizionali è atteso in forte calo, mentre crescono in modo netto quelle senza click; ogni giorno si contano oltre 4 miliardi di prompt sui principali sistemi di AI generativa. Cambiano quindi i comportamenti degli stakeholder, le fonti di credibilità e l'allocazione dei budget di marketing e comunicazione: se un brand non viene citato o sintetizzato nelle risposte dell'AI, per il mercato digitale rischia semplicemente di sparire.
La particolarità di Point-out sta nell'origine del suo know-how, che affonda le radici nel mondo dei cosiddetti earned media. Circa il 95% delle citazioni prodotte dagli LLM proviene infatti da fonti non a pagamento — articoli giornalistici e informativi, contenuti di terze parti autorevoli, recensioni — e non dalla pubblicità o dai siti delle aziende stesse. Mentre gran parte del mercato affronta la GEO come un'estensione della SEO, Point-out la interpreta per quello che è: un paradigma più complesso, in cui l'ottimizzazione dei propri contenuti da sola non basta e dove reputazione e copertura mediatica vanno presidiate con altrettanta continuità. Il suo moat è la conoscenza delle fonti: sapere quali siti, quali autori e quali contenuti gli assistenti AI leggono davvero, e saper agire su di essi.
A supporto, un knowledge graph con oltre 10 milioni di contenuti informativi indicizzati, migliaia di testate digitali tracciate e oltre 30.000 tra giornalisti e content creator mappati. Ne nasce un metodo che combina automazione, ingegneria del linguaggio e data analysis, e che trasforma gli earned media — insieme a owned, wiki-generated e user-generated — da centro di costo a motore di crescita della visibilità.
La piattaforma si rivolge alle aziende per cui il brand è un asset commerciale e la reputazione un capitale: gruppi industriali, bancari e assicurativi, PMI con un brand riconoscibile in settori come tech, retail, moda, food, travel e biotech, agenzie e società di consulenza — queste ultime sia come clienti sia come canale.
Point-out
Point-out è una startup italiana, sostenuta da CDP Venture Capital e da un gruppo di business angel, specializzata in Generative Engine Optimization. Aiuta aziende e brand a misurare e aumentare la propria visibilità sui sistemi di AI generativa facendo leva sui media realmente letti dai chatbot. Il team unisce competenze in comunicazione corporate, data science e data business: i co-fondatori Nicola Comelli, Fabio Era e Filippo Benetti hanno alle spalle esperienze in grandi gruppi — tra cui Il Sole 24 Ore, Adecco, Ipsos, Cerved e Deloitte — e hanno già fondato insieme Eggup, SaaS B2B attivo nell'HR tech, venduto nel 2022 a Zucchetti, uno dei maggiori software provider italiani. Le aziende hanno passato vent'anni a farsi trovare da Google, oggi devono farsi citare da un assistente AI, e la leva principale non è la pubblicità ma i contenuti che quell'assistente legge.
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