Messina, la seconda vita dei rifiuti dell’ortofrutta

Messina, la seconda vita dei rifiuti dell’ortofrutta

L'ENTE

L’Università degli Studi di Messina ha partecipato al bando SMART CITIES AND COMMUNITIES AND SOCIAL INNOVATION MIUR, entrando nel partnerariato del progetto “SAVE”. Diversi gruppi di ricerca dell’università, legati all’area di scienze veterinarie e all’area chimica, hanno partecipato alle azioni di progetto, per mettere a punto una filiera produttiva che consenta di riutilizzare gli scarti dell’ortofrutta in diversi settori produttivi, dalla cosmesi, farmaceutica alla coltivazione delle piante, all’allevamento di animali da carne e da latte fino alla  loro trasformazione in prodotti derivati.
Il dato di partenza è che gli scarti del settore ortofrutticolo rappresentano una risorsa da valorizzare e non rifiuti da smaltire, basti pensare che solo in italia si scartano in media 180 kg/procapite di cibo ogni anno e il 60% è rappresentato da ortofrutta. Ad esempio, una zucchina scartata perché non idonea alla vendita e non più commercializzabile contiene proteine per il 30% del suo peso secco. Ed è inoltre sotto gli occhi di tutti la quantità di rifiuti che lascia sul terreno un mercato di ortofrutta, a fine giornata lavorativa.

IL PROGETTO

Il Progetto SAVE mira alla creazione di un sistema intelligente per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiera alimentare attraverso la valorizzazione energetica degli scarti biologici di produzione, la riduzione degli sprechi del sistema distributivo e dei consumatori e l’utilizzo alternativo degli sprechi residui come prodotti per l’industria zootecnica e agroalimentare.
I risultati della sperimentazione di SAVE sono: una sensibile riduzione del conferimento di rifiuti in discarica, mangimi di qualità a costi ridotti e elevata qualità delle carni.

Il progetto sperimentale ha visto il coinvolgimento dei Comuni di Messina, Cosenza e Ragusa.
1. Una linea di ricerca ha sperimentato il riutilizzo degli scarti dell’ortofrutta per il recupero di sostanze bioattive, dopo una fase di controllo della qualità e di monitoraggio del deterioramento degli scarti. Le sostanze bioattive trovano utilizzo nell’industria cosmetica, farmaceutica e nell’industria alimentare.

2. Una seconda sperimentazione ha previsto invece il riutilizzo degli scarti, adeguatamente trattati, per l’alimentazione degli animali, dopo analisi di laboratorio dal punto di vista nutrizionale, parassitologico e igienico sanitario. Il processo di trasformazione da scarto a mangime prevede:

-          La cernita degli scarti dell’ortofrutta, scaduti  (non più freschi) e scartati perché non commercializzabili.

-          L’accumulo degli scarti in una cella frigo a 4°C, per arrivare allo stoccaggio di almeno 20.000 kg di prodotto.  

-          L’utilizzo di un carro miscelatore, per triturare e miscelare il prodotto con paglia. Il prodotto è insilato in una trincea dove si sviluppa un processo di acidificazione della massa vegetale a opera di microrganismi anaerobi e, dopo circa 20 giorni, è pronto per diventare materia prima per animali.

Nel corso del progetto sono state effettuate numerose valutazioni sulla qualità sia dell’insilato di ortofrutta che del mangime, con processi certificati, non solo per quanto riguarda l’alimentazione animale, ma anche valutando gli effetti dell’utilizzo di tale mangime sul prodotto derivato: latte, formaggi, carni. I mangimi possono essere utilizzati per bovini, suini, ovini e si rendono disponibili direttamente in azienda, grazie alla tecnica dell’insilamento (una tecnica di conservazione del foraggio).
Nella sperimentazione è stato coinvolto il Consorzio di Ricerca Filiera Carni e tutte le valutazioni sul processo sono risultate positive.
3. Una terza sperimentazione prevede invece l’essiccamento del prodotto con la tecnica della disidratazione e recupero del liquido derivante.  Il liquido di disidratazione, ricco di sostanze organiche, diventa un fertilizzante, che è stato sperimentato in aziende vivaistiche. La parte secca è invece destinata all’industria mangimistica, al posto di materie prime importate.

Nel corso del progetto, per le fasi di analisi degli scarti e per la valutazione del ciclo produttivo, sono state sviluppate tecnologie innovative, come il naso elettronico, l’occhio elettronico e la lingua elettronica, che consentono di fare analisi in tempi molto rapidi.
Tutto il processo, dalle fasi di produzione alla trasformazione degli alimenti, è interamente certificato.

 

I BENEFICI

Ogni giorno enormi quantità di scarti ortofrutticoli vengono gettati tra i rifiuti e finiscono in discarica, con costi economici e ambientali che gravano sulla collettività. Il sistema SAVE, in linea con le direttive nazionali ed europee sull’economia circolare e la riduzione dei rifiuti, permette di coniugare un beneficio in termini ambientali con un vantaggio economico: basti pensare che attualmente l’industria dei mangimi pesa sulla bilancia commerciale italiana, in quanto importa circa l’80%  delle materie prime.
SAVE non si rivolge solo all’industria mangimistica, ma anche all’industria zootecnica, di trasformazione alimentare, cosmetica, farmaceutica e vivaistica, mettendo a punto una filiera multifunzionale certificata in tutte le sue componenti, con benefici economici, ambientali e organizzativi. Ed è replicabile in ogni territorio italiano.

Evento collegato: