Open Innovation nel Gruppo Amadori, leva strategica di sviluppo e cambiamento
Giorgia Mainardi, Innovation Manager Amadori: “I progetti pilota con le start up supportano nuovi business e piani di sviluppo aziendale. Ma la cultura dell’Open Innovation nel nostro Gruppo
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a cura di: Deloitte
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Settore: Agrifood
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Area tematica: AgriFood
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L’azienda
Fondata nel 1969 a San Vittore di Cesena (FC), il Gruppo Amadori oggi è uno dei principali leader nel settore agroalimentare italiano. Specialista nel settore avicolo, ha una quota di mercato intorno al 30% sul totale carni avicole in Italia e può contare sulla collaborazione di oltre 7.800 collaboratori.
Il fatturato del Gruppo nel 2017 ha superato i 1.200 milioni di euro.
Amadori si distingue sul mercato per la gestione integrata della propria filiera, formata da: 6 mangimifici, 6 incubatoi, oltre 800 allevamenti sia di proprietà sia in convenzione, 6 stabilimenti di trasformazione alimentare, 19 centri di distribuzione fra filiali e agenzie e 3 piattaforme logistiche, che garantiscono una distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale.
Il tema dell’innovazione ha sempre ricoperto all’interno di Amadori un ruolo importante sul piano strategico e operativo. Il Gruppo ha infatti tradotto in un proprio manifesto le linee d’azione fondamentali per declinare l’innovazione sugli obiettivi di business. Uno dei capisaldi di tale manifesto è rappresentato dall’Open Innovation, che si basa sulla convinzione che l’innovazione debba essere Open e non racchiusa soltanto all’interno dei confini aziendali.
Il progetto di Open Innovation con Foodtech Accelerator
Foodtech Accelerator è un acceleratore corporate che promuove la collaborazione tra innovatori e aziende del Made in Italy per innovare i settori dell’Agroalimentare e del Retail, lanciato nel 2018.
Amadori è entrato nel network internazionale, contribuendo a valorizzare l’Emilia Romagna come punto di riferimento di eccellenza dell’Agrifood nel mondo. Quella di Amadori è un’iniziativa industriale, sviluppata per individuare nuovi business nel territorio e nuovi prodotti e/o servizi necessari per raggiungere i piani di sviluppo aziendali.
La particolarità dell’iniziativa, in logica di Open Innovation, è il coinvolgimento di attori che coprono l’intera catena del valore: un fornitore di materie prime, Cereal Docks, un distributore, Finiper e Amadori al centro come produttore.
L’iniziativa coordinata da Officine Innovazione di Deloitte vede coinvolti anche supporting partners nei diversi ambiti: Innogest, Digital Magics, Italian Angels for Growth, Seeds and Chips, Federalimentare Giovani e Campari Group.
Il progetto è stato articolato in 4 fasi: onboarding dei partner, roadshow internazionale, selezione delle startup e gestione del programma di accelerazione.
La fase di onboarding dei partner ha permesso di far convogliare le diverse esigenze in obiettivi di business condivisi identificando 7 trend emergenti del settore Food di comune interesse: Healthy Lifestyle, AgriTech, Qualità e Tracciabilità, Circular Economy, modelli di Delivery, Ingredienti alternativi e Omnichannel.
Il Roadshow, durato 3 mesi, ha toccato 12 nazioni, attraverso il presidio di oltre 24 eventi di settore, ha permesso di effettuare scouting di startup internazionali e di creare un Ecosistema FoodTech forte, coeso e in grado di fare network.
Sono circa 300 le start up che si sono candidate all’iniziativa, da tutti i continenti, provenienti da 41 paesi diversi.
Sette start up accelerate, due i Pilota ancora in corso con Amadori
La selezione ha permesso di individuare le sette startup che hanno preso parte al programma di accelerazione.
Le Italiane sono: Featfood, operatore integrato multichannel che produce, vende e distribuisce piatti pronti e snack studiati per un target di amanti del fitness che desiderano avere una dieta salutare e bilanciata; Feedoh, produce e vende cibi human grade per cani con materie prime di qualità e utilizza un algoritmo proprietario per personalizzare le ricette sull’esigenze del singolo cane bilanciando ingredienti e proprietà nutritive ; Reolì, produce una crema spalmabile a base di olio extravergine d’oliva da utilizzare al posto del burro o della margarina.
Le Israeliane sono: Wasteless, attraverso un algoritmo proprietario di intelligenza artificiale, offre una soluzione di dynamic pricing basata sulla data di scadenza del prodotto con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo; Inspecto ha sviluppato uno scanner portatile che rende possibile effettuare analisi sul campo relativamente alla presenza di sostanze contaminanti chimiche su materie prime vegetali.
Le statunitensi sono: Planetartians, che attraverso un processo innovativo, ottiene una farina proteica ricavata dallo scarto di produzione dei semi di girasole utilizzabile per diverse applicazioni in ambito alimentare; Rise produce una farina ricca di fibre e proteine destinata prevalentemente al Bakery ricavata a partire dal riuso di sottoprodotti organici derivanti dalla produzione della birra.
Il programma di accelerazione, sviluppato su quindici settimane, ha dato la possibilità alle start up di consolidare il proprio modello di business sviluppando in totale sei Proof of Concept (POC) e sei Business Cases, dando la possibilità di calare in modo specifico le proprie soluzioni all’interno dell’azienda.
Amadori ha collaborato attivamente con 6 delle 7 start-up e ha partecipato direttamente a 2 progetti pilota ancora in corso presso il punto vendita di Finiper Portello. Nello specifico con Featfood, per individuare una nuova categoria verticale di potenziali consumatori e quindi una nuova area di business.
Con Wasteless, è stato introdotto su un set di prodotti a marchio Amadori e a marchio Iper il prezzo dinamico in funzione della data di scadenza. L’obiettivo è quello di aumetare la rotazione del prodotto e ridurre in tal modo lo spreco, incentivando il Consumatore a preferire il prodotto con la data di scadenza più ravvicinata.
Open Innovation all’interno dell’azienda
Amadori contemporaneamente ha lanciato una iniziativa all’interno dell’azienda, per stimolare i dipendenti a proporre nuove idee relativamente a prodotti, processi, canali di vendita e aree di business.
Il processo - complesso e strutturato con una piattaforma aziendale, laboratori, incontri in aula - è durato otto mesi.
I numeri: sono state proposte 708 idee, ne sono state selezionate e approfondite 58, hanno avuto uno sviluppo progettuale 23, sono stati presentati al board 13 progetti, di cui ne sono stati premiati 3 e altri 3 hanno avuto una menzione speciale. I 6 progetti selezionati potranno essere implementati.
Benefici ottenuti
Entrambe le esperienze si rifanno alla promozione e alla diffusione della cultura dell’Open Innovation, una leva strategica che consente un forte processo di crescita per Amadori e un rafforzamento del contesto territoriale in cui il gruppo opera, per arrivare allo sviluppo dell’ecosistema nazionale. La flessibilità, la capacità di guardare avanti e di entrare in relazione con approcci diversi, nuove idee di prodotti e servizi, nuove modalità di vendita e di marketing, sono effetti positivi che hanno origine nell’adozione della cultura dell’Open Innovation a 360 gradi.